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Cronaca
Il peggiore degli incubi

Cronaca     1 Dicembre 2017     Fonte: Il Mattino - Mediaset

Al San Paolo azzurri sconfitti per 1-0 dalla Juve. A decidere la sfida scudetto è un gol di Gonzalo Higuain


Il peggiore degli incubi La Juve passa al San Paolo con un gol di Higuain. Letale il colpo del'argentino dopo 12 minuti che batte Reina, bravissimo già nel tentativo precedente a neutralizzare l'argentino. I bianconeri accorciano così a meno uno: la squadra di Sarri perde l'imbattibiità stagionale e s'interrompe la striscia di 26 partite utili consecutive (l'utimo ko nel campionato scorso contro l'Atalanta).

Azzurri sbiaditi in attacco e che commettono qualche errore di troppo in fase difensiva. KO dopo 280 giorni e ora la Juve si avvicina a meno in attesa della partita dell'Inter contro il Chievo. Napoli mai pericoloso: Buffon compie due belle parate su Insigne nel giro di un minuto. La palla più pericolosa nel secondo tempo è ancora di Insigne con un diagonale fuori di sinistro. Decisivo Reina anche nel finale in una parata su Matuidi. Approccio troppo morbido del Napoli, privo del furore agonistico necessario: gli azzurri così s'imbattono sul muro bianconero ma escono comunque tra gli applausi del San Paolo.

LA PARTITA
Se qualcuno avesse avuto ancora dei dubbi, la Juventus è ancora viva e vegeta e il campionato avrà la sua regina dell'ultimo lustro abbondante tra le protagoniste fino in fondo. Se non altro perché il primo gancio destro che avrebbe potuto far barcollare veramente le certezze bianconere è andato a vuoto, mancato da un Napoli volenteroso e brillante nell'atteggiamento, ma ben imbrigliato dal più classico degli atteggiamenti operai, provinciali e determinati della Madama. Quando giocano così i bianconeri sono pressoché insuperabili, e tutte le incertezze difensive di questo inizio stagione svaniscono. Al San Paolo ha vinto la Juve, uno 0-1 firmato Higuain con tanto di esultanza polemica che ha avverato i peggiori incubi dei tifosi partenopei, ripiombati nell'incubo del vorrei ma non posso.

La prima sconfitta stagionale non deve togliere convinzioni a Sarri e alla sua truppa, la vetta è sempre alla portata anche se decisamente più a rischio. Semmai ha riportato a galla tutti quei dubbi che da sempre accompagnano la cavalcata azzurra. La panchina corta e la mancanza di un'alternativa offensiva al gioco tutta tecnica, tagli e inserimenti degli attaccanti, magari con un po' più di fisico o qualche conclusione da lontano mai tentata dai centrocampisti. Nel big match il Napoli si è scontrato contro una muraglia gialla eretta ad arte da Allegri, bravo a rimpolpare il centrocampo con un 4-1-4-1 in fase difensiva che ha ridotto ai minimi termini i triangoli sulla trequarti degli interpreti di Sarri, rischiando qualcosa nel primo quarto d'ora - con due conclusioni d Hamsik ben controllate dalla difesa -, ma sbancando il jackpot con il contropiede perfetto al minuto 13. Una ripartenza fulminea condotta dalla velocità di Douglas Costa e rifinita da Dybala per il gol del grande ex, bravo a battere in uscita Reina e liberare tutta la rabbia per i fischi incessanti incassati dai suoi ex tifosi, e non solo.

Un'azione fulminea, ma non casuale. Perché prima e dopo il palleggio del Napoli ha tenuto banco in campo, ma senza la solita efficacia che aveva permesso un percorso pressoché netto agli azzurri. Con una linea difensiva molto bassa e pronta ad assorbire i tagli di Callejon, la Juventus ha soffocato la velocità e il cambio ritmo di Insigne e Mertens, lasciandoli spesso ad aspettare il pallone spalle alla porta e a giocarsela di fisico sui palloni spioventi dalle fasce. Contro Benatia e Chiellini non c'è stata storia, soprattutto nel primo tempo.

Sì perché la forza dei bianconeri nella ripresa si è ripresentata più dal punto di vista della tenuta mentale che da quello tecnico. Il livello del gioco del Napoli si è alzato di pari passo con il ritmo e il tocco di palla, con un pressing portato sempre più alto che per i primi venti minuti ha costretto la squadra di Allegri a respirare affannosamente, ma senza concedere molto. Un diagonale di Callejon dal limite e poco più, pur con la sensazione di giocare a "muretto" sui cinquanta metri. La densità in mezzo al campo ha fatto il resto, con il colpaccio in terra avversaria sfiorato nuovamente da Matuidi - miracolo di Reina - a metà ripresa nell'unica ripartenza degna di nota. Il muro ha resistito e l'ondata azzurra non ha trovato modo di sfondare.

E' mancata la chiave a Sarri, anche dalla panchina. Gli ingressi di Zielinski, Maggio e Ounas non hanno cambiato le carte in tavola e forse, alla lunga, resterà questo il principale avversario da battere nella corsa allo scudetto. Oltre alla Juve ovviamente, che quando sveste i panni modaioli per rimettere quelli che storicamente l'hanno resa grande, resta pressoché ingiocabile.

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