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Il calcio a Napoli, breve storia degli impianti sportivi

Cronaca     10 Dicembre 2018     Fonte: Redazione

Dai primi campi all'inglese fino al San Paolo, passando per crolli, bombardamenti e tribune storiche


Ormai la diatriba tra Aurelio De Laurentiis e il comune di Napoli sta sempre di più prendendo le fisionomie di una storia infinita. Passi avanti e nuove chiusure, accuse e scuse, progetti e calcoli, ristrutturazioni e nuove costruzioni.

La storia degli impianti sportivi partenopei inizia nel 1904, anno in cui mister Potts, che lavora in città per una compagnia di navigazione inglese, fonda il "Napoli Cricket and Football Club". La maglia è azzurro celeste, lo stadio è "Campo di Marte", dove ora c'è l'aeroporto Capodichino, oppure il "Mandracchio", in via Cristoforo Colombo.

IL PRIMO VERO STADIO - Il primo, vero, stadio però è quello di Via Campegna, dietro a quella che oggi è la stazione di Campi Flegrei, a due passi dal San Paolo. Luogo di un calcio d'altri tempi: il terreno è di polvere e sassi, i tifosi sono contesse, marchesi, nobili e notabili. Un altro passo avanti si fa nel 1912, quando ad Agnano, dove oggi c'è l'ippodromo, si inaugura un vero e proprio campo sportivo con tanto di spalti, settore ligneo e spogliatoi. Il prezzo del biglietto? Mezza lira. Ma tra buche nella recinzione, tunnel scavati di nascosto e collinette proprio fuori dall'impianto, vedere la partita gratis non è poi un'impresa impossibile. Più difficile sarà invece cavarsela al “Vittorio Emanuele III”, un vecchio poligono di tiro trasformato in stadio, apripista di quello che sarà il primo impianto a ospitare grandi partite: l'”Ilva di Bagnoli”, un campo all'interno della fabbrica con 8 mila posti per gli spettatori.

UNA PASSIONE SENZA TEMPO - La passione del pubblico napoletano, sin dagli albori del calcio subito caldo e scalmanato, convince un industriale tessile, Giorgio Ascarelli, a tentare il colpo grosso. Il 1° agosto 1926 Naples e Internazionale si uniscono, creando il Calcio Napoli, squadra che giocherà all'”Arenaccia”, un campo con 12 milia posti, quasi tutti in piedi, ma poco importa.



Diventerà il “Generale Albricci”, sempre di proprietà militare, ma il Napoli emigrerà verso lo stadio Vesuvio, cuore del calcio partenopeo fino al 1930.
Fu costruito in soli sei mesi, per idea ancora di Ascarelli, che, ironia della sorte, morì pochi giorni dopo l'inaugurazione. Per questo lo stadio gli fu intitolato, prima di diventare "Stadio Partenopeo" in vista dei Mondiali del 1934, in vista dei quali fu ristrutturato e portato ad una capienza di 40.000 posti. Ma non durò molto la sua favola: nel 1942, sotto il bombardamento degli alleati, fu raso al suolo.

IL NAPOLI POST-GUERRA - Il Napoli è costretto a rifugiarsi, allora, allo stadio "Arturo Collana", tra gli anni difficili della Serie B e dell'arrivo del Presidentissimo, Achille Lauro. Nel 1946, dopo una rete del giocatore albanese Lushta, in Napoli Bari, per l'esultanza dei tifosi un settore della tribuna crollò, causando 114 feriti. Al Collana ci passarono anche la gloriosa Internapoli e il Campania, Giorgio Chinaglia e Pino Wilson, Gianni Di Marzio e Luis Vinicio. Ma i suoi problemi di agibilità rimasero intatti. Per questo c'era bisogno di un nuovo stadio.

Inaugurato nel 1959, con oltre 60.000 posti, il San Paolo è passato alla storia come la casa del giocatore più forte di tutti i tempi. Erano gli anni di Maradona, dello scudetto, del Napoli Campione d'Italia. Il San Paolo porta ancora l'odore, le impronte, del Pibe de Oro. Chissà se i tifosi azzurri vorranno mai lasciarlo veramente.

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