De Laurentiis: "Balotelli? Le priorità sono altre"

 Interviste     30 Maggio   Fonte: Corriere dello Sport

"Ancelotti non dà l'impressione di usare il Napoli per poi andare da qualche altra parte. Spero resti 10 anni con noi"


De Laurentiis: "Balotelli? Le priorità sono altre" De Laurentiis traccia un bilancio del Var e indica la strada che secondo lui dovrebbe seguire la classe arbitrale dalla prossima stagione. "Nel calcio si è quasi tutti Ponzio Pilato - dice il presidente del Napoli in occasione di "Generazione Var, frame e diritti tv, come cambia il calcio per immagini", organizzato dall'Università degli Studi di Napoli Federico II- nessuno vuole prendersi le responsabilità, allora viene introdotto il Var, però viene negato alle società di avere dopo qualche ora o qualche giorno gli elementi valutativi in mano in modo da avere un rapporto non conflittuale con gli arbitri. L'arbitro, lo dice il nome stesso, deve essere equidistante, se viene inserito in un'associazione federativa è già un errore perché si dovrà schierare, dovrà votare per l'uno o per l'altro. La classe arbitrale dovrebbe essere assunta, profumatamente pagata, ammonita se è il caso, dalla Lega di serie A. Dovrebbero essere dei nostri dipendenti. Non gli si può dare nemmeno il carico negativo che gli porterebbero le tifoserie, che poi è un altro discorso a parte".

ELIMINARE LA DIETROLOGIA - "Credo che la serie A dovrebbe ingaggiare gli arbitri e se viene istituito un nuovo meccanismo, quello del Var, non si può dire ai club voi non potete guardare nulla. Se è un esperimento dobbiamo discuterne tutti apertamente, perché lasciare sempre la dietrologia, 'ah ma allora la Juventus ha sempre un rapporto di forza con la classe arbitrale da Pechino in poi e bla bla bla...'. La classe arbitrale con Calciopoli ha avuto un momento buio che vogliamo dimenticare, ma ce l'ha avuto. Per dare un imprinting di trasparenza alla classe arbitrale bisogna togliere il dubbio. Ho seguito le spiegazioni di Rizzoli, però mi domandavo: forse ci sono troppi se e troppi ma. Forse dovremo chiuderci intorno a un tavolo con arbitri, società e giocatori e dire: stiliamo un regolamento di cosa è definibile o no con il Var. Dopo non ci saranno più se e ma. Poi nella regia che deve decidere ci vogliono dei tecnici, non arbitri. Gli arbitri devono essere indenni: non possiamo sempre dichiarare guerra agli arbitri. Avete visto come si comportano i genitori dei figli nei campetti con gli arbitri. Questa è la mia idea altrimenti resterà solo la dietrologia. Secondo me abbiamo fatto un campionato bellissimo, anche se potevamo fare meglio nelle coppe".

ANCELOTTI E SARRI - Come cresce il Napoli con Ancelotti e retroscena sull'addio di Sarri: «Retroscena su Sarri non ce ne sono stati nel senso che io a un certo punto ho comunicato alla stampa, tempo scaduto, perché essendo io responsabile di un'azienda come il Napoli non è che posso stare a disposizione degli altri quando sono gli altri che dovrebbero stare a disposizione del Napoli. E quindi basta, mi sono mosso, ho preso Carlo Ancelotti e con lui abbiamo iniziato a collaborare, sia da Roma, sia da Londra e dal Canada. Ieri ero a Castelvolturno dove c'è un cantiere in piedi dall'ultima giornata di campionato: già i tre campi sono stati rivoluzionati, li ho mostrati al figlio e al genero di Ancelotti. Abbiamo fatto dei ragionamenti con il nostro medico e il nostro cuoco, e tutta una serie di programmazioni perché il nostro gruppo possa lavorare al meglio.

MERCATO - "Che giocatori compreremo? Io mi sono molto preoccupato all'inizio, poi non ci ho fatto più caso, nel senso che è una condizione umana che l'erba del vicino è sempre più verde. Però noi non ci rendiamo conto e involontariamente offendiamo giocatori che hanno dato tanto con la maglia del Napoli, come se non valessero nulla. Ma come ce li invidiano tutti? Non mi dimenticherò mai quando Antonio Conte mi fece una corte spietata per Koulibaly, offrendomi fino a 58 milioni. Il denaro è un mezzo non un fine. Il fine è Koulibaly, ed è bene che rimanga qui. Poi è chiaro che gli allenatori hanno le loro condizioni: uno discute, ragiona, verifica, anche perché io mi devo preoccupare anche di quello che dovrà essere il Napoli per i prossimi 3 o 4 anni. Ho fatto un contratto ad Ancelotti per tre anni, e mi auguro resti con noi per altri 10 anni, ma non posso restare con il cerino in mano perché rappresento il Napoli. 14 anni fa quando sono arrivato al Napoli di calcio non sapevo nulla, qualche lezione l'ho avuta in itinere. Non vi dovete preoccupare, con Carlo faremo quello che dobbiamo fare, poi vedremo anche come si muoveranno gli altri club".

BALOTELLI - "Balotelli è possibile? Non lo abbiamo preso in considerazione. È straordinario, ma prima di tutto dobbiamo capire con Ancelotti durante il ritiro le possibilità del gruppo esistente. Abbiamo tanti giocatori in attacco, non possiamo far torto a chi abbiamo preso e non ha mai giocato nel Napoli. Pensare che l'attacco sia una priorità è un errore, le priorità sono altre".

HAMSIK E INSIGNE - "Il futuro di Hamsik? Ci siamo visti e gli ho detto: 'Dove vai? Questa è casa tua'. Poi se vuole andare via io non faccio sconti, ma per rispetto ai tifosi. Insigne? Lui è un simbolo dell'essere napoletano e a volte si dimentica come sia difficile per i napoletani giocare a Napoli. Se ci sono stati contatti con Sarri? No, nessuno mi ha chiamato, ma la clausola è stata messa a tutela di alcune mie scelte ed è stata una decisione bilaterale".

IL NUOVO TECNICO - "Ancelotti ha vinto dappertutto e quindi non ha questa smania, se viene da noi vuol dire che Napoli gli piace, così come io, i giocatori e la società. Vuol dire che lo convinciamo e a me questa è la cosa che mi convince più di ogni altra cosa, non dà l'impressione di usare il Napoli per poi andare da qualche altra parte". Con queste parole il presidente del club azzurro, Aurelio De Laurentiis, parla del tecnico che ha scelto per sostituire Maurizio Sarri. "Con Ancelotti ci siamo sentiti varie volte negli anni, mi ha sempre dato un senso di imparzialità e serenità, quando mi chiedeva qualche calciatore per le sue squadre non insisteva, capiva con dolcezza e serenita' le mie ragioni, non come Conte che mi chiamava sempre".
 
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